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    Licenziamenti e mobilità, la Uil: ecco cosa cambia per gli ex lavoratori

    Scritto il 21 aprile 2017 - 15:25

    avvocato-in-crisi-630BENEVENO La Uil Avellino/Benevento rende noto i risultati di uno studio sui licenziamenti collettivi e l’indennità di mobilità. Con l’abolizione del collocamento in mobilità, le aziende soggette alla Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS), non sono più tenute a versare lo 0,30% sulla retribuzione, e il contributo di ingresso alla mobilità, ovvero la somma pari a 3/6 sei volte il trattamento mensile dell’indennità di mobilità. Precedentemente il “contributo di ingresso” alla mobilità (ratealizzatile per 30 mesi), era di 3 mensilità con accordo sindacale e 6 mensilità senza accordo sindacale.  Le mensilità si riferiscono ai massimali dell’indennità di mobilità (1.167,91 euro); in più si pagava il contributo dello 0,30%. Dal 2017, con l’abrogazione della mobilità subentra il cosiddetto “Ticket licenziamento”, pari al 41% del massimale di riferimento della NASPI (in effetti rispetto a 1.195 euro il contributo è di 489,95 euro annui).  Il Ticket licenziamento viene pagato, in un’unica soluzione, fino a un massimo di 3 anni (489,95 euro x 3 = 1.469,85 euro) in funzione dell’anzianità del lavoratore. Gli ultimi dati riferiti al Bilancio assestato dell’INPS per l’anno 2016, tra contributo di ingresso e versamento dello 0,30%, porterebbero a un incasso di 585 milioni di euro, di cui: 374 milioni di euro per il versamento dello 0,30%; 174 milioni di euro per il contributo di ingresso; 38 milioni di euro di contributo per la mobilità lunga.

    Mentre, secondo i dati del rendiconto consuntivo dell’INPS, riferito al 2015, complessivamente l’incasso è stato di 587 milioni di euro, di cui: 367 milioni di euro per il versamento dello 0,30%; 184 milioni di euro per il contributo di ingresso; e 36 milioni di euro di contributo per la mobilità lunga. Nel 2014, sempre dati rendiconto INPS, il versamento totale è stato di 609 milioni di euro, di cui: 355 milioni di euro per il versamento dello 0,30%; 220 milioni di euro per il contributo di ingresso; 34 milioni di euro per la mobilità lunga.

     

    Va detto che gli interessati dal contributo dello 0,30%, sono oltre 5 milioni di lavoratori e lavoratrici, impiegati presso circa 50 mila imprese. Pertanto, mediamente ogni impresa soggetta alla CIGS, versava di contributo per la mobilità (0,30%) 7.340 euro.

    Si è proceduto a fare delle simulazioni tra le vecchie modalità di “costo” per i licenziamenti collettivi con i nuovi criteri, su uno stipendio medio (24 mila euro lordi). A seconda dell’anzianità di servizio dei lavoratori, e se in presenza o meno di accordo sindacale, con i nuovi criteri la minor spesa per i licenziamenti collettivi varia dal 38% all’87% in meno. In particolare, con l’abolizione del contributo dello 0,30%, le imprese hanno minori oneri per circa 72 euro medi annui per ogni lavoratore, mentre la differenza tra il contributo di ingresso per mobilità e il ticket licenziamento, in presenza di accordo sindacale e un’anzianità di servizio superiore ai 3 anni, è del 58% in meno (2.034 euro) per lavoratore, con minor costi totali di 2.106 euro. Mentre, senza accordo sindacale, con gli stessi parametri dell’esempio precedente, i minori costi tra il contributo di ingresso e il ticket è del 38% in meno (2.598 euro a lavoratore). Se, invece, si vuole portare questa riflessione alle estreme conseguenze, si può fare riferimento alla simulazione di licenziamento di lavoratori che hanno un’anzianità di soli 12 mensilità. In questo caso, in presenza dell’accordo sindacale, i minori costi sono dell’87% (3.014 euro in meno), mentre senza accordo sindacale i minori oneri sono del 79% (5.538 euro).

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